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Stop al Burnout

febbraio 2, 2018 0
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Burnout questo sconosciuto. Anzi no: i medici italiani conoscono eccome l’angosciosa sensazione di logorio psicofisico dovuta a questa sindrome sempre più diffusa, anche se ancora poco presa in considerazione da istituzioni e opinione pubblica. A sollevare la questione è Woman For Oncology Italy, che fa suo il monito lanciato in questi giorni dalla prestigiosa rivista scientifica The New England Journal of Medicine’ secondo cui il fenomeno del Burnout ha assunto proporzioni allarmanti negli Usa, dove più della metà dei medici segnalano sintomi significativi di esaurimento: il doppio di quanto accade in altre professioni. L’Associazione delle oncologhe italiane, nata su iniziativa di ESMO (European Society for Medical Oncology) riporta l’attenzione su un fenomeno dal quale nessun medico può dirsi totalmente immune, con ricadute più o meno rilevanti nella propria vita professionale e privata. Burnout letteralmente significa esaurimento o ‘surriscaldamento’, indica una condizione di forte stress che colpisce in particolare chi svolge professioni mediche o assistenziali, ovvero soggetti che tendono a farsi carico di situazioni cliniche ed emotive talvolta anche pesanti, che si ripercuotono nel vissuto. Chi si occupa di tumori è ancora più a rischio: l’oncologo vive situazioni di malattia ‘importante’ e si porta di fatto a casa le ansie, i disagi, le aspettative dei propri pazienti, con i quali si instaura necessariamente una relazione. Tutto questo è fonte di enorme stress, le cui conseguenze possono spaziare dal senso di estraniamento del medico, che quindi non riesce a creare buone relazioni con i suoi pazienti, fino a casi di grave depressione che espongono il professionista a situazioni di vulnerabilità in grado di incidere negativamente anche nei percorsi terapeutici che sceglierà ed assegnerà. I numeri dicono che in Europa ben l’80% dei giovani oncologi soffre di questo problema. Ora W4O Italy si prende l’impegno di mappare finalmente  il fenomeno in Italia. ‘L’oncologo non deve fare lo psicologo, ma deve possedere gli skills per riuscire ad avere una buona relazione con il paziente  – dichiara Marina Chiara Garassino, Presidente di Woman For Oncology ItalyInoltre, deve avere la possibilità di ‘ricaricarsi’ attraverso momenti di confronto ed ascolto con altri oncologi o psicologi. Attualmente il carico di lavoro dei medici italiani è sempre più pressante e, letteralmente, non hanno il tempo di ‘riprendere fiato’ di fronte alla sofferenza. In Italia non ci sono ancora strumenti potenti per contrastare questo fatto. Come W4O ci impegneremo per sostenere una migliore distribuzione dei carichi professionali e per fornire agli oncologi tutti gli strumenti necessari per affrontare al meglio i risvolti del nostro mestiere’. Come? Lo spiega Gabriella Pravettoni, docente di Psicologia delle decisioni all’Università Statale di Milano: ‘In Italia il fenomeno del Burnout è sottostimato perché c’è meno la cultura del supporto al medico. Invece va dato a questi professionisti il bagaglio di strumenti per salvaguardarsi in termini cognitivi e relazionali. Questo non solo all’interno degli ospedali, ma fin dalla stessa formazione universitaria’. Non per altro l’Università di Milano ha istituito, nell’ambito della Scuola di specializzazione in Oncologia, la ‘Cattedra dell’Umanità’. La prima in Italia, con l’auspicio che ne seguano tante altre.


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